Skin Positivity: sentirsi bene nella propria pelle

Il movimento Skin Positivity include tutti e mira a divulgare il concetto che la pelle perfetta non esiste!

Quando ormai più di 5 anni fa ho iniziato a lavorare a Lace Beauty ho deciso che avrei avuto una regola, un valore su tutti: quello di mantenere l’individualità.

Volevo che l’essere diversi significasse essere speciali. Lo volevo per il mio brand, affinché non seguisse la massa ma continuasse per la sua strada per distinguersi. Ho puntato tutto sulla detersione, su un prodotto che spesso viene sottovalutato nelle linee skincare, dando priorità alle creme, agli “anti-age”.

Lo volevo soprattutto per le mie clienti, perché imparassero ad amare la propria pelle, con tutte le sue caratteristiche.

Come truccatrice mi sono sempre adoperata per far sentire le donne speciali, a farle sentire bene nella loro pelle. Non a caso nel mio studio troneggia la frase “Be your own kind of beautiful”: “Sii la tua versione di bellezza”.
Trova la bellezza che c’è in te.

Ovviamente non sono la prima e non sono stata l’unica: già nel 2015 Em Ford aveva pubblicato un video, che vi posto di seguito, per mostrare gli irrealistici e ipercritici standard beauty che spopolano sui social, soprattutto sotto forma di commenti. Sono stati i primi passi del movimento #skinpositivity

Discriminazione… di pelle!

Ogni volta che una donna mi ha confessato di non sentirsi bella per via delle rughe, dell’acne, dei rossori, delle macchie, delle lassità, il mio cuore si è stretto in una morsa. Conosco bene quelle sensazioni, credo che ogni donna le abbia conosciute almeno una volta nella vita e purtroppo, per alcune, sono diventate un marchio, una “lettera scarlatta”.

Ricordo ancora quel giorno in cui ho dovuto letteralmente asciugare le lacrime ad una piccola attrice in erba. Eravamo sul set di un video spot e lei, che aveva solo 13 anni, aveva uno sfogo di acne in corso e non voleva comparire davanti alle telecamere. Era venuta sua madre a chiedermi di coprirle il più possibile i brufoli, perché non si sentiva a suo agio. L’avevo rassicurata che coi prodotti che avevo scelto, adatti alle luci del set, non si sarebbero notati. Ma dal vivo quei brufoletti troneggiavano impietosi nonostante il fondotinta e la piccola attrice non ne voleva sapere di venire sul set. Così le avevo proposto di rivedersi un attimo, con la complicità del videomaker, per dimostrarle che quello che avevo fatto era un lavoro ad hoc per la ripresa. Quello che lei vedeva dal vivo, in camera non si notava. Le ho ricordato che tutte le adolescenti passano quel periodo e che anche se in tv e sui social mostrano tutti una pelle perfetta, magari era semplicemente perché avevano fatto uso di photoshop o perché avevano usato prodotti adatti a quell’esigenza.

Tornata a casa ho ripensato molto a questa esperienza, infatti la racconto spesso. Anche io ho avuto pesanti sfoghi di acne, come me mia madre, probabilmente mia nonna ma per me non sono mai stati così compromettenti. Eppure ci sono persone che non escono di casa senza correttore per le occhiaie, senza coprire l’angioma, senza camuffare i brufoli. Non c’è nulla di male a sentirsi a disagio per un brufolo sul naso spuntato proprio il giorno di un colloquio, a tutte capitano i cosiddetti “bad skin days”, sono la normalità. Quando però non riusciamo ad accettare la condizione della pelle, al punto da compromettere la vita quotidiana, allora dovremmo iniziare a chiederci: perché?

Queste condizioni della pelle sono sempre esistite: quando sono diventate dei difetti da nascondere a tutti i costi? Probabilmente le pubblicità, le riviste patinate, questo non mostrarsi per ciò che si è, piano piano ci ha condizionate, inculcando in noi un’ideale di pelle che non è reale.

Se ci riflettete invece, malattie della pelle come l’acne, la psoriasi, la dermatite, sono più comuni di quanto si creda. Le rughe, prima o poi, arrivano per tutte.

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Quante volte usiamo i termini sbagliati con gli altri, rischiando dii ferirli, anche involontariamente.⁣ ⁣ E quante volte i termini inappropriati li usiamo con noi stessi, appellandoci in modo non proprio lusinghiero, auto-sabotando la nostra autostima.⁣ ⁣ Questo è uno di quegli aspetti su cui faccio spesso riflettere le mie clienti e che ho pensato di condividere con voi.⁣ ⁣ Rifletteteci: vi siete mai appellate, voi stesse o una parte del vostro corpo, in maniera impropria, anche scherzosamente, dando peso ad un dettaglio di voi in particolare? Un naso importante che diventa pippone, il seno grande che ti fa diventare tettona, gli occhiali che ti fanno appellare quattrocchi, qualche comedone ed è subito brufolosa. Ce ne sono di tutti i tipi, più o meno gentili, ma tutti vanno a sottolineare qualcosa che ci distingue. Non sarebbe meglio concentrarsi in modo positivo su noi stessi e sugli altri? ⁣ ⁣ Non chiamateli difetti: chiamatele caratteristiche. Le parole sono importanti!⁣ ⁣ #lacebeautyit #emozionalatuapelle #bodyshamping #faceshaming

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Accettare la propria pelle e le sue caratteristiche

Sento mio dovere allora ricordare loro che quelli non sono difetti, ma caratteristiche.

Che la perfezione non esiste.

Che le foto vengono ritoccate e manipolate.

Che le modelle e le celebrities sono donne come loro e come loro hanno l’acne, i rossori, le rughe, i pori dilatati.

Che quelle linee vicino gli occhi e la bocca sono il segno di tanti sorrisi.

Che oltre a quelli che loro chiamano difetti, ci sono tantissime altre cose che nemmeno prendono in considerazione. 

Che è sbagliato omologarsi, piuttosto ha senso distinguersi, trovare quel qualcosa che ci rende uniche.

Ogni volta che riesco a farle uscire dal mio studio col sorriso, rincuorate non per il make up, ma perché hanno imparato a scorgere tante cose belle sul loro volto e ad accettarsi un po’ di più, sento di aver fatto qualcosa di buono e quella morsa al cuore lascia spazio alla serenità.

skin positivity

Il mio contributo all’accettazione di sé con Lace Beauty

In un mondo dove il marketing ti induce ad acquistare più prodotti di quanto tu abbia bisogno, inculcando nella testa delle persone dei modelli di riferimento non realistici, facendo loro credere di essere inadeguate o di avere dei problemi, io -e non solo io per fortuna- ho deciso di fare qualcosa di diverso.

Le donne e gli uomini che si sono rivolti a me in questi anni e che ho conosciuto, anche solo tramite il web, sono il motivo per cui ho deciso che le mie foto di campagna non sarebbero state ritoccate.

Sono il motivo per cui ho scelto una modella con le cicatrici dell’acne… eppure quante di voi le hanno notate?
Quante si sono accorte delle labbra asimmetriche? Quante invece sono state rapite da quello sguardo?

Gli occhi vedono quello che vogliono, dobbiamo solo educarli. Ed è importante farlo non solo con noi stesse, ma anche con le amiche, con le sorelle, con le figlie, spiegando loro che siamo tutte uniche e diverse. Che dobbiamo prenderci cura di noi stesse ogni giorno, senza mirare ad una perfezione che non esiste ma con l’obiettivo di sentirci bene nella nostra pelle.

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Il movimento Skin Positivity

Negli ultimi anni, grazie anche a quelle celebrities che tanto ci piace guardare, al lavoro di influencers e fotografi, dermatologi e brand si sta continuando a parlare di Skin Positivity, un movimento nato (se sono andata bene a ritroso) nel 2015 sulla scia di quello della Body Positivity, volto ad accettare la nostra pelle esattamente come il nostro corpo.

Così sono comparse foto di personaggi noti senza make up, che mostrano con naturalezza le rughe, le cicatrici dell’acne, la vitiligine, la psoriasi, i pori dilatati, i brufoli, la rosacea. E avanti così: da cinque anni il movimento non accenna a fermarsi, è arrivato anche in Italia e sono fiera di esserne parte, di contribuire ogni giorno a portarlo avanti, non solo come truccatrice ma anche come brand.

Le condizioni della nostra pelle e le sue caratteristiche non definiscono chi siamo e non devono minare la nostra autostima.

 

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